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Cani da film o film da cani?

Se la tv è la rappresentazione della vita, “il cinema è la vita con le parti noiose tagliate”, come diceva Hitchcock. E il cane ha sempre fatto parte della vita dell’uomo, nel corso dei secoli.

E così è rimasto al suo fianco anche sul set, recitando con lui. L’ha fatto fin dal principio, stando insieme a lui davanti alla cinepresa anche nel primo film dei fratelli Lumière. Seppure si trattasse ancora solo di un filmato di 60 secondi (uno “spettacolo pubblico di cinematografo”), ne L’uscita dalle officine Lumière un cane si mostrava per pochi fotogrammi agli occhi degli allibiti spettatori parigini del Salon du Grand Café di Boulevard des Capucines.

Da qui in avanti il cane affianca al suo ruolo di coprotagonista nella vita dell’uomo, quello di attore cinematografico, perfino protagonista. L’ironia è che il cane non lo sa, di essere in un film, di prendere parte ad una finzione filmica e di essere partecipe di piccoli grandi mondi che, anche grazie a lui, sono capaci di intrattenere, insegnare e stupire il suo migliore amico. Il cane attore in realtà non recita, è semplicemente sé stesso, senza necessità di entrare nella parte, contenendo in sé una ricchezza di sfumature che gli permettono, anche solo grazie alla sua sola presenza e al suo essere semplicemente cane, di essere un divo straordinario, di meravigliare, di commuovere.

Accidenti, il cane stesso è cinema! Non contiene parti noiose. La vita da cani è in realtà più grande della vita in senso stretto, grazie alle sue diverse personalità e ai significati che assume proprio con la nostra presenza, così come il cinema è più della vita.

Ci sono cinefili cinofili che amano vedere i cani al cinema e sicuramente anche tu, sì, tu proprio tu che stai leggendo, ti piange il cuore molto di più quando in un film muore il cane, piuttosto del coprotagonista. Solitamente è un guaito fuori campo, nemmeno il regista ha la forza di mostrarci tale crudeltà, mentre per gli uomini non si lesina a soffermarsi sui dettagli. Ci sono anche registi cinefili cinofili che amano il cane e riescono a rappresentare storie suggestive che lo riguardano, così come registi né cinefili né cinofili, che attingono dalla figura del cane per intenerire, cosa che avviene soprattutto negli spot pubblicitari, o per rivolgersi a un pubblico di bambini o famiglie, nell’intrattenimento leggero.

Ma saltiamo il guinzaglio che si è arrotolato intorno alle gambe e finiamo in quella dimensione parallela dove i cani si recano al cinema per veder narrare le loro storie, le loro gesta. Cosa vedrebbero di loro stessi? Noi al cinema andiamo per vedere storie fuori dal comune, uomini fuori dal comune, ne sono convinto. Loro forse vedrebbero la straordinarietà del comune.

Se ci fossero dei generi cinematografici per i dog movie sarebbero probabilmente questi, con a corredo i titoli consigliati:

 

Balto – Un classico d’animazione e un’avventura incredibile, con un protagonista borderline, reietto, metà cane e metà lupo, trasmesso puntualmente ogni natale. Snow dog - 8 cani sotto zero – Un uomo di città alle prese con un mondo che non gli appartiene e una straordinaria gara di cani da slitta, la Sfida Artica. 8 amici da salvare – Terza avventura ghiacciata per i cani, che con la neve e le situazioni estreme fanno cinema. In questo caso si tratta di un remake di un film giapponese, tratto da un fatto di cronaca. La Walt Disney prende in mano la storia e ci ripropone la lotta alla sopravvivenza di otto cani da slitta. The man from hell’s river e Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno – Ovvero Il primo film di Rin Tin Tin e il cane di Tintin. Straordinarie sono anche le loro avventure: molto longeve quelle di Rinty, tra cinema e soprattutto tv, e recentemente riportate al cinema in live action da Steven Spielberg quelle di Milù.

 

4 bassotti per un danese – È la commedia degli equivoci canina. Un alano finisce continuamente nei guai a causa di quattro bassotti, facendo da specchio ai bisticci tra marito e moglie, rispettivamente dalla parte di una o dell’altra razza. Beethoven – Noi umani la chiameremmo slapstick comedy. Un cane pasticcione ne combina di tutti i colori e diverte talmente tanto da venire arruolato per altri 7 film e una serie animata.

 

Hachiko – Una valle di lacrime, una strapazzata al cuore senza paragoni. Ed è tutto vero, la storia è accaduta realmente. L’amore del cane riempie tutta la celluloide. Lilly e il vagabondo – Questa volta l’amore è tra loro. La favola d’amore cinofila per eccellenza, da guardare sulla lettiera con la propria compagna, tra un crocchetta, una scodinzolata e una lacrima di commozione. Belle & Sébastien – Tratto da una serie di racconti, il film racconta dell’amicizia tra un bambino orfano e un cane incontrato sui monti. Torna a casa, Lassie! – Un ragazzo inglese e un collie, la cui storia ha valicato generazioni ed è strabordata da un media all’altro. Il titolo del primo film, datato 1943, è diventato perfino un modo di dire, entrando nello slang. Io e Marley – Un cucciolo irrompe nella quotidianità di due coniugi, Owen Wilson e Jennifer Aniston. Il suo arrivo sconvolgerà la loro vita, inizialmente portando tanti guai, ma non solo.

 

Air Bud – Il buon Air Bud, che non troppo erroneamente potrebbe essere pensato come la fusione di his airness Michael Jordan e Bud Spencer, è un supereroe dello sport. Nel corso dei suoi infiniti film straccia e umilia chiunque a basket, football, calcio, baseball, pallavolo… potrebbe esserci anche il volano, ma non sono riuscito a resistere agli n sequel.

 

Vita da cani – Charlie Chaplin è un vagabondo che trova un cagnolino abbandonato. Insieme ne combineranno di tutti i colori e lui, pur di farlo entrare in un luogo dove vige il divieto d’accesso ai cani, lo infila pure nei pantaloni, facendo spuntare da un buco nei calzoni la coda e andandosene in giro scodinzolando, in una delle scene più divertenti del film. Umberto D. – Scritto da Cesare Zavattini e diretto da Vittorio De Sica, la storia di un uomo che condivide le difficoltà della vita con il suo cane Flaik.

 

Io sono leggenda – Ancora uno al fianco dell’altro, fino alla fine del mondo! Gli unici due sopravvissuti sono loro due, uomo e cane. Il romanzo straordinario di Richard Matheson è meraviglioso anche nel loro rapporto, il film un po’ meno.

 

Un pesce di nome Wanda – Potremmo quasi definirla una black comedy se a guardarla fossero loro. Un killer deve ammazzare una vecchietta, ma fallisce ogni tentativo, uccidendo per sbaglio, uno dopo l’altro, tutti i suoi cani. Quando anche l’ultimo se ne va, lei muore di crepacuore. Cujo – Un cane contrae la rabbia e diventa incredibilmente aggressivo verso gli uomini. Ed è veramente cattivo. E implacabile. Il meraviglioso rapporto tra uomo e cane? La fedeltà e l’amore incondizionato? In frantumi. Questo è un horror.

 

La carica dei 101 – Un classico immortale. Ve ne devo proprio parlare? Filate a farlo vedere ai vostri bambini. E se non avete bambini, fatene uno e mostrateglielo! Charlie - Anche i cani vanno in paradiso – Una storia trascendentale, terrena e celeste, La vita è meravigliosa anche per i cani. Per ridere e scaldarsi un po’ il cuore.

 

The Artist – Vince l’ambito premio Uggie, Jack Russel co-protagonista dello splendido film francese. La storia che l’ha condotto al culmine della carriera è naturalmente mirabolante, pura letteratura. Uggie viveva in una famiglia qualsiasi, finché un giorno tutto cambiò, quando commise un unico fatale errore: si avventò contro una capra in giardino. Segregato al carcere per cani, il canile, Uggie cadde nel limbo profondo del dimenticatoio… o forse no, perché un certo Omar von Muller intervenne per tempo, adottandolo e istruendolo alla carriera attoriale, da buon mentore. Assistito dalla trainer Sarah Clifford, membro di Animal Savvy, società di cani-attori, Uggie aggiunse The Artist al suo curriculum, che già elencava Mr. Fix It e Water for elephants. Per questo film non ha voluto controfigure o stuntman, recitando nel 95% delle scene e sfilando sul red carpet con eccelsa eleganza, anche grazie al tocco di classe conferitogli dal suo papillon. Uggie è anche modesto e poco capriccioso, naturalmente amato dai produttori, che lo pagano più che volentieri in carezze e crocchette. Al Festival di Cannes ha vinto meritatamente il Palm Dog Award, anche se forse avrebbe preferito una fornitura SANYpet a vita. Ma alla gloria non c’è fine, infatti sulla Walk of Fame, a pochi metri dalla stella di Marilyn Monroe c’è la sua!

 

Per tanti altri consigli sui film da vedere e informazioni sul cinema: pillsofmovies.com