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Dermatite nei cani: come curarla?

Come curare la dermatite nei cani?

È una domanda piuttosto comune, che oggigiorno affligge molti "proprietari" di cani, preoccupati per la salute del proprio compagno di vita a quattro zampe. Una domanda che ne attira a cascata molte altre, nel desiderio e tentativo di venire a capo di questa ostica problematica. Abbiamo allora provato a immaginare un dialogo, proprio tra un signore alle prese con la dermatite del cane e il Dott. Sergio Canello, fondatore di FORZA10 ed esperto in intolleranze e patologie alimentari. Questa finta intervista vuole dunque risolvere ogni dubbio riguardo la dermatite nei cani e aiutare quante più persone possibile a fare chiarezza in merito a questo argomento.

 

Mi hanno sempre detto e ho sempre letto che la dermatite nei cani...

“[...] è un'infiammazione della pelle caratterizzata da arrossamento, forfora, prurito al collo e fondo schiena, croste, seborrea e causata da: reazioni allergiche, pulci, acari e altri ectoparassiti, o da funghi, batteri, virus, protozoi, o da sostanze chimiche (diluenti, detersivi, sostanze corrosive, ecc.), o da cause fisiche (ustioni, radiazioni, lesioni traumatiche, ecc.), o da fenomeni autoimmuni, o da stress e deficit immunitari, o da carenze nutrizionali, o da disfunzioni metaboliche/ormonali, o, infine, dalla genetica”.

MA NON È COSÌ NELLA GRANDE MAGGIORANZA DEI CASI.

Qual è la vera causa della dermatite nei cani?

La causa più frequente è una reazione dell’organismo a precisi residui farmacologici presenti in alcuni alimenti. Questo tipo di reazione, chiamata anche intolleranza alimentare e in continuo aumento, si manifesta con processi infiammatori che interessano l’organo più sensibile (organo bersaglio). Quando l’organo bersaglio è la cute, ecco apparire, in combinazioni diverse, arrossamento, prurito, forfora, eczema puntiforme, croste, seborrea e infiammazione, con conseguente rischio d’infezione.

 

Ma non è l’infezione la vera causa?

È lo stato infiammatorio a costituire il terreno ideale per lo sviluppo delle infezioni: in pratica, i germi normalmente già presenti in loco, approfittando dell’infiammazione, si riproducono in modo abnorme. L’infezione è l’effetto e non la causa del problema.

 

Si conoscono i residui farmacologici che causano queste reazioni?

Fortunatamente sono stati da noi identificati e ne abbiamo abbondanti prove cliniche e scientifiche. Sono residui delle tetracicline, antibiotici largamente e legalmente utilizzati nell’allevamento intensivo degli animali da carne. Questi antibiotici, utilizzati in tutto il mondo da oltre 60 anni perché efficaci, economici e privi di tossicità diretta, lo diventano inaspettatamente quando si depositano nell’osso.

 

Qual è soluzione?

Se l’organo bersaglio della reazione infiammatoria a una sostanza chimica o farmacologica è la cute, l’unica soluzione valida per risolvere la dermatite conseguente e il prurito che l’accompagna passa attraverso un cambio radicale dell’alimentazione. Infatti, anche una singola assunzione di un alimento che l’organismo riconosce come tossico, provocherà un processo infiammatorio pressoché immediato e della durata di alcuni giorni (mediamente quattro o cinque). Se questo alimento continuerà a far parte dell’alimentazione, il processo infiammatorio diverrà per forza di cose cronico.

 

E perché me lo ritrovo nel pet food?

Ossi e scarti carnei provenienti da animali di allevamento vengono abbondantemente utilizzati nell’industria di quasi tutto il pet food come farine per fare crocchette. Ciò significa che qualsiasi alimento che contenga osso risulta, in misura variabile, tossico per ogni cane e gatto.

 

Ma l’osso è un alimento naturale per il cane!

Certo! E se fosse privo di residui farmacologici potrebbe provocare solo problemi di tipo meccanico ma non tossico.

 

Questo spiega perché quando un cane mangia un osso presenta dei disturbi?

Certamente sì, proprio per la presenza di residui tossici. Non vi è alcun motivo fisiologico che giustifichi la lacrimazione, il vomito, il desiderio d’erba, la flatulenza, la diarrea, il prurito o la forfora che accompagnano l’assunzione di un osso.

 

Come mai nessuno ne parla?

Perché nessuno aveva ancora scoperto questa malefica trasformazione della molecola dell’ossitetraciclina.

 

Cosa significa?

Esiste una metodica, ammessa dalla legge, che permette di recuperare meccanicamente tutta la carne che rimane attaccata all’osso dopo la macellazione. Purtroppo, tale metodica provoca la presenza di osso nel macinato che se ne ricava, finendo negli hamburger, bocconcini di pollo (i famosi nuggets), wűrstel, salsicce e tutti i prodotti surgelati e congelati realizzati con carne ricostituita dal macinato.

 

In quanto tempo si esaurisce, questa reazione?

Nello spazio di 4 o 5 giorni.

E se l’animale mangia un alimento “contaminato” tutti i giorni?

Semplice, anche se triste: i problemi e i processi infiammatori diventeranno cronici.

Che dieta suggerite?

Proponiamo due possibili soluzioni:
  • Dieta casalinga, basata su riso, pesce pescato in mare e verdure bolliti e conditi con un cucchiaio d’olio extravergine d’oliva;
  • Crocchette di buona qualità nelle quali la fonte proteica sia il pesce pescato in mare o carne biologica o carne di animali non allevati col sistema intensivo, come cervi e ovini. Anche una dieta vegetariana risolve il problema benissimo e i cani (non i gatti) non vanno incontro a carenze nutrizionali.
La soluzione è dunque un cambio di alimentazione, con ingredienti di elevata qualità, rigorosamente controllati e reperiti in luoghi incontaminati, possibilmente arricchita da sostanze botaniche.

Dott. Sergio Canello

Fondatore e responsabile Centro Ricerche SANYpet Medico veterinario ed esperto internazionale in patologie di origine alimentare